18 aprile 2015

Pancakes al latticello e smoothie di mirtilli


Eravamo seduti in cucina, nella nuova casa dove ci eravamo trasferiti da pochi giorni 
quando mio padre disse: "questa settimana partiremo per l'America". 
Era il 1982 con i miei quasi 6 anni, un fratello di 8, mia madre incinta di tre mesi.


L'aereo per Boston, le valigie, il caldo, l'accoglienza di notte, la stanchezza davanti ad una minestra di patate arancioni che scambiai per carote e poi il buio fino all'indomani quando io e mio fratello ci ritrovammo soli nella casa di legno della zia di nostro padre.

Al piano di sotto, sul tavolo, due enormi tazze, il latte, una scatola di cereali, colori a cera e un album.
 Ci sedemmo sulla soglia della porta in veranda, davanti a noi un giardino molto curato.

Io: Allora... questa è davvero l'America
Lui (col tono da grande): Sì
Io: che facciamo adesso?
Lui: non lo so, scappiamo, così imparano a lasciarci soli.

Arrivò un uomo dai capelli bianchi, ci prese per mano e ci portò in un negozio poco distante:
enormi scaffali colmi di buste e confezioni colorate, ci chiese di indicare quali desiderassimo e ne uscimmo con due sacchetti pieni.

Il nostro primo giorno trascorse mangiando fili di liquirizia rossa e caramelle come compresse farmaceutiche fluorescenti.

Tutto sommato l'idea di scappare poteva anche aspettare.


Seguirono più di 20 di giorni così, fatti di corse e docce col tubo in giardino tra scoiattoli e tartarughe, gite in barca, visite, città, paesi, boschi, lunghi viaggi in auto, ristoranti di ogni genere, grandi centri commerciali e piccoli negozi, zoo, amici, cibo sconosciuto.

Tutto aveva una dimensione immensa, più grande e colorata di quello che gli occhi di un bambino potessero contenere e controllare.


Al nostro rientro per giorni interi e poi per anni sfogliammo le centinaia di foto scattate in quella vacanza, si iniziava sempre da quelle nuvole rosa riprese dall'aereo e non si riusciva mai a terminare, perchè ogni immagine ci trascinava in un racconto dove vinceva chi ricordava più dettagli.

Persino quando molti mesi più tardi arrivò nostro fratello, io sfilai da quell'album una foto di mia madre come prova e gridai: "Guarda, c'eri anche tu in America!"

I miei ricordi si sono consolidati grazie a quelle fotografie, per questo motivo credo che le parole del vicepresidente di Google, Vinton Cerf, (tradotto qui), riescano a descrivere perfettamente quanto sia importante oggi diventare consapevoli del concetto di "preservazione del digitale" per permettere alla nostra memoria di conservarsi a lungo.



PANCAKES AL LATTICELLO

140 g di farina 00
2 cucchiai di zucchero
1 uovo
un pizzico di sale
1/2 cucchiaino di lievito per dolci vanigliato
1/4 di cucchiaino di bicarbonato di sodio
250 g di latticello(*)
40 g di burro fuso
Poco burro per ungere il pentolino
sciroppo d’acero
zucchero a velo
In una ciotola unite la farina, lo zucchero, il lievito, il bicarbonato di sodio e il sale.
In un’altra ciotola amalgamate insieme il latticello, l’uovo e il burro fuso. Versate questo composto liquido su quello con la farina e non mescolate tanto, non importa se ci saranno grumi, sarà salva la leggerezza dei pancakes.
Scaldate poco burro in una piccolo pentolino antiaderente e quando sarà ben caldo, versate mezzo mestolo di pastella. Quando al centro si saranno formate delle grandi bolle, giratelo e lasciate cuocere ancora dall’altro lato finché diventerà di un bel colore dorato. Servite i pancakes bagnandoli con lo sciroppo d'acero e una spolverata di zucchero a velo e consumateli immediatamente.
(*) Il Latticello: si ottiene preparando il burro in casa. Si può sostituire preparandolo mezz'ora prima di usarlo e mescolando insieme tre parti di yogurt magro (in questo caso 180 g) con una di latte (70 ml) e aggiungendo un cucchiaio raso di succo di limone.


*****


SMOOTHIE DI MIRTILLI

4 cucchiai di mirtilli
il succo di un pompelmo
1 lime
1 cucchiaio di sciroppo di agave (o altro dolcificante)

Lavate i mirtilli e frullateli con il succo di pompelmo e il succo di lime.
Aggiungete il dolcificante e frullate ancora. Filtrate e servite.

13 aprile 2015

Taralli con il naspro per Taste Abruzzo



Del bianco abbagliante del naspro che copre questi dolci ho ancora un'immagine vivida nonostante sia un ricordo di 30 anni fa.
Avevo solo 8 anni e il compito di montare a mano lo zucchero, gli albumi e qualche goccia di succo di limone era già mio. Le braccia così piccole facevano fatica, per arrivare al tavolo mi mettevo in ginocchio sulla sedia, ma durava poco, così a volte abbracciavo la scodella e camminavo in cucina.
Sento ancora adesso la stanchezza che mi faceva piangere, mi innervosiva questo lavoro e avrei preferito impastare o praparare quelle forme circolari, così ipnotiche e rassicuranti.
Eppure, andavo avanti.

Non sapevo che più tardi nella vita questo strano esercizio di pazienza mi avrebbe aiutata, non sapevo quanto questo compito così impegnativo dal punto di vista fisico sarebbe stato molto vicino a quell'esperienza quasi mistica delle danze sacre di Gurdjieff che provai da adulta.
Il qui ed ora, il silenzio dei pensieri, la scoperta del proprio limite e il superamento nell'estrema stanchezza fino ad arrivare al risultato.

Non immaginavo che dopo tutti questi anni sarebbe stato così bello preparare il naspro a mano, sentire di nuovo la rugosità dello zucchero e quel sapore che prima ancora di esploderti in bocca arriva ai tuoi ricordi partendo dal naso.

Vi lascio la ricetta, sono davvero semplici, qui li vedete in versione "pop" ma li trovate da Taste Abruzzo, nella loro veste classica.

09 aprile 2015

Pizza al carbone vegetale


Amo fare la pizza in casa.
Se chiedete alla mia famiglia tutti vi risponderanno che a casa nostra la "pizza è un'arte".

Prima di sposarmi non sospettavo questa passione, mi piaceva fare torte.
Mia madre era l'addetta alla pizza, ma se provavi a chiederle di prepararla nel pomeriggio, eri già fuori tempo massimo e per toglierti lo sfizio dovevi correre con 500 lire strette in mano dalla signora Licia a prenderne un pezzo, anche solo per sniffare l'odore del suo forno sempre acceso.


Ecco, accade proprio questo a casa nostra: un'improvvisa voglia di pizza, anche alle ore 18.00 e che sia pronta per cena... e no, adesso le loro richieste non sono mai fuori tempo massimo.

In tutti questi anni ho cercato infatti un mio metodo che è un insieme di prove, consigli, letture, video e tanti, tanti assaggi fino ad arrivare a quello che ritengo essere un risultato più che soddisfacente.
 Mancava però qualcosa.


Mentre mi chiedevo cosa mancasse, un po' di tempo fa mi contattò una ditta per chiedermi se fossi interessata a ricevere alcuni loro prodotti per la cottura dei cibi. Sono sempre un po' restia, ma la loro gentilezza mi spinse ad accettare. Tra i tanti accessori mi spedirono una meravigliosa teglia in terracotta refrattaria.


Sarà stata la legge di attrazione (leggete qui, Mathilda vi spiegherà per bene di cosa si tratta) mi sono sempre detta.

 Da quel giorno ho iniziato a fare tante prove per cercare di capire come utilizzare questa piastra al meglio nel forno domestico e che andasse bene con il mio impasto.

Ho letto molti consigli sui forum, ma ho trovato come sempre la mia strada: posiziono la piastra in terracotta refrattaria nella parte bassa del forno, proprio a contatto con il fondo e il risultato è strepitoso e in cucina si sprigiona quel magico effetto che provi quando entri in pizzeria.


Questa volta, spinta dalla curiosità ho anche provato a colorarla e per l'occasione le ho messo un bel vestito, diciamo un frac di carbone vegetale.
Il sapore non cambia, è solo tanto bella da vedere.


L'impasto che vi propongo è il mio solito, quello che ho sviluppato in questi anni, lo uso in teglia e su questa piastra refrattaria della Domital che ringrazio di cuore per il dono molto gradito. Le prime volte vi sembrerà molto elaborato, ma quando ci avrete preso la mano sarà facilissimo. Confrontatelo con il vostro modo di fare la pizza in casa, per me dopo molti anni è diventato un gioco che vuole però un po' di attenzioni, quelle giuste.



PIZZA ai CARBONI VEGETALI

500 g di farina 0
12 g di lievito di birra fresco
un cucchiaino di zucchero
30 g di olio extravergine di oliva
320/350 ml di acqua
(1 cucchiaino da 5 g di carbone vegetale: la dose è 10/15 g per kg di farina) 
10 g di sale fino

Prepara la camera di lievitazione così: accendi il forno a 50° e quando la spia luminosa si sarà spenta, indicandoti che è arrivato a temperatura, spegni lasciandolo chiuso.

In una ciotola sciogli il lievito e lo zucchero nell'acqua tiepida (non deve superare 37°).
Aggiungi l'olio e la farina (e in questo caso anche il carbone). L'impasto sarà molto appiccicoso e molle, non devi impastarlo, solo girare con un cucchiaio per amalgamare gli ingredienti, mentre lo fai unisci il sale. 
 E' un impasto molto idratato, non aggiungere altra farina!
Cerca di raccogliere tutto al centro della ciotola e ungi la superficie con dell'olio.
Metti nel forno spento che avrai preparato come camera di lievitazione e lascia lievitare un'ora e mezza.

Al termine della prima lievitazione riprendi l'impasto e dividilo in tre parti, stendi e allarga con le dita ogni pezzo su un foglio di carta forno aiutandoti con un po' di olio d'oliva e dando la forma circolare tipica della pizza al piatto.
Noterai che questo impasto è molto soffice ed elastico, basteranno pochi movimenti.

Appoggia le pizze (lasciandole sempre su carta forno) su piatti/teglie capienti e rimetti in forno a lievitare per un'altra ora.

NOTA: Se il forno si è raffreddato troppo prima di rimettere le teglie riparti con la prima operazione 
(accendi il forno a 50° e quando la spia luminosa si sarà spenta, indicandoti che è arrivato a temperatura, spegni lasciandolo chiuso)

Al termine della seconda lievitazione togli dal forno e accendilo a 225° ventilato. 
Posiziona la piastra Domital Pepita nel fondo del forno e aspetta 20/25 minuti o il tempo che il tuo forno arrivi a temperatura.

Condisci le forme singole mettendo solo un filo d'olio e un po' di sale se vuoi condirle a crudo come ho fatto io. Se invece vuoi aggiungere del pomodoro puoi farlo, cerca di non coprire i bordi.

Aiutati con la pala di legno e metti una pizza con la sua carta forno sulla piastra. Cuocerà in 10/12 minuti, non appena sarà pronta sfornala e metti l'altra mentre ti occupi di condire la prima. Io ho usato ricotta fresca, puntarelle di cicoria e fiori di rosmarino.

06 aprile 2015

Colombine di pan brioche salato


All'impasto del pan brioche dovrei dedicare molto più di un post, occorrerebbe un libro intero.
E' la tipica ricetta che tendi sempre a migliorare e ogni volta ti dici "questa volta ti sei superata", eppure non ti basta, perchè ci pensi sempre e sei lì che togliendo o aggiungendo cerchi di nuovo di renderlo speciale.


Questo impasto è per me come un grande salvagente, quando non so che fare mi metto ad impastare, o meglio, se non so cosa portare a casa di qualcuno o nel cestino del picnic, mi tuffo subito sulle sue pieghe così soffici e rassicuranti. 


 Così ho imparato nel tempo a intrappolarlo in una forma o farlo in treccia, a cupola, in cassetta, a panino, a farcirlo di salumi e formaggi, decorarlo con semi, addolcirlo di zucchero e marmellata e ora a farlo volare in un post non programmato.


Ieri, nel giorno di Pasqua, l'ho utilizzato per arricchire la tavola, e per non appesantire il pranzo già troppo ricco l'ho lasciato così, semplice, solo una forma nuova 
intanto sto già pensando a quante ancora potrò farne.


Ricetta per Pan Brioche salato semplice


250 g di farina Manitoba
300 g di farina 00
12 g di lievito di birra fresco
un cucchiaino di zucchero
250 ml di latte parzialmente scremato
120 g di uova (2 da 60 g o almeno 3 piccole)
60 g di olio extravergine di oliva
10 g di sale fino
un tuorlo e semi per decorare
8 forme di carta per piccole colombe


Accendi il forno a 50° e quando la spia luminosa si sarà spenta, indicandoti che è arrivato a temperatura, spegni lasciandolo chiuso; questa sarà la camera di lievitazione.
Sciogli il lievito nel latte appena tiepido, aggiungi lo zucchero, le uova, l'olio e amalgama. Unisci le farine e il sale e inizia ad impastare fino ad ottenere una consistenza elastica e non appiccicosa (se occorre aggiungi un cucchiaio di farina per volta fino ad ottenere l'impasto liscio e sodo).
Forma una palla con l'impasto, mettila in un recipiente e lascia lievitare nel forno spento che avrai preparato prima. Lascia lievitare almeno un'ora o fino al raddoppio.

Dopo la lievitazione riprendi l'impasto e mettilo sulla spianatoia. 
Cerca di non farlo sgonfiare, taglia 8 pezzi uguali di pasta.
Ora taglia ciascun pezzo in due parti, una delle quali più piccola dell'altra. Disponi prima la parte più lunga nella formina dalla testa alla coda e poi sovrapponi quella piu piccola per le ali.

Lascia lievitare altri 30 minuti nel forno chiuso, poi spennella le colombe con il tuorlo sbattuto e decorale con semi o con gomasio come nel mio caso.

Cuoci a 180° per 20-25 minuti ventilato senza preriscaldare il forno.

04 aprile 2015

Soffione di ricotta e i miei auguri di Buona Pasqua






 Un breve passaggio per augurarvi una Buona Pasqua,
anche per quest'anno con i soffioni di ricotta e un piccolo anticipo del prossimo post nel quale userò le ferratelle per decorare la tavola di primavera.







qualunque forma scegliate per farli, piccola, grande a ciambella come quello di Laura e persino in un mini soufflè come in questo caso seguendo proprio un'idea di Laura che ringrazio di cuore  (in uno stampo proprio piccolo da 10x10) il risultato sarà sempre strepitoso.

Buona Pasqua!

27 marzo 2015

Baccalà mantecato all'arancia e ferratelle salate al mais


In molti mi chiedono perchè io curi un blog.
 Cucinare, fotografare, scrivere e non da ultimo prendersi la responsabilità di (ri)lasciare contenuti sul web, lasciano pensare sempre che questo impegno abbia un corrispettivo in termini di denaro.

Se misuriamo il guadagno sotto quel punto di vista rispondo subito di no.


Se invece si parla di un altro tipo di guadagno, quello che davvero conta per me, allora sì,
lo ammetto, tanto che nel frattempo sono diventata anche molto ricca!

In tutti questi anni grazie a questo spazio sono cresciuta, ho conosciuto persone belle ma anche il contrario (il che non è male perchè aiuta a farsi le ossa e a credere di più nella propria onestà),
ho fatto molte esperienze, sono stata assente o troppo presente,
insomma ho fatto un po' come volevo perchè mi piace la libertà che il blog ogni volta mi regala.


Ad ogni modo oggi dopo quasi sette anni sono felice di viverlo, mi fa stare bene, mi aiuta a misurarmi con me stessa, a mettermi alla prova, a mettere nero su bianco i pensieri e non nasconderli in un diario segreto, anche se la familiarità con il tuo spazio molto spesso gioca brutti scherzi confondendo i post con le pagine di un diario che tu credi nessuno stia leggendo.


A questo proposito ho letto di recente un post di Andrea Zanni di "Questo Blog non esiste"
che seguo e che mi piace molto (riguarda il mio lavoro)
e che descrive alla perfezione quello che intendo sulla scrittura/lettura/partecipazione.
Lo trovate qui, a me già il titolo ha fatto innamorare.
 

Come in questo caso, quando sono stata a Semivicoli ho assaggiato le deliziose polpette di baccalà all'arancia di Marzia Buzzanca e ho subito immaginato come potesse essere un baccalà mantecato allo stesso sentore di arancia, servito accompagnato da ferratelle salate al mais.


E' proprio vero, partecipare è moltiplicare,
 e ora provate anche voi a declinare queste parole in tutte le forme che conoscete, 
io l'ho fatto con le idee in cucina.




Ricetta per le Ferratelle salate al mais


1 bicchiere di vino bianco
1/2 bicchiere di olio di semi di girasole
un cuchiaino raso di sale fino
3 cucchiai di farina 00
Farina di mais fioretto quanto basta

Scaldate la biscottiera modello 8055100 della Cbe Elettrodomestici
(io la lascio almeno 20 minuti accesa prima di usarla).

In una ciotola versate il vino e aggiungete l'olio e il sale. Amalgamate e aggiungete pian piano la farina 00 e poi quella di mais fioretto fino a raggiungere una consistenza non troppo fluida e non dura. Quando il ferro per le cialde sarà pronto spennellate le piastre con poco olio e procedete versando un po' alla volta il composto (un piccolo mestolo). Vi accorgerete che le cialde sono pronte quando dalle piastre non vedrete più uscire il vapore perchè l'impasto si sarà ormai asciugato. Aprite e staccatele aiutandovi con una forchetta. Si conservano anche il giorno dopo croccanti e friabili se conservate in una scatola di latta ben chiusa.


Ricetta per il Baccalà mantecato all'arancia


300 g di baccalà già messo a bagno
30 ml di olio extra vergine d'oliva
30 ml di olio di semi di girasole
30 ml di succo d'arancia
La buccia grattata di 1/4 d'arancia non trattata
sale (se serve)


Lasciate a bagno il baccalà per due giorni cambiando l'acqua tre volte al giorno (mattina, pomeriggio e sera). Trascorsi due giorni, cuocetelo in una pentola con acqua per soli 5 minuti dal momento del primo bollore.

Intanto unite in una ciotola i due tipi di olio e con una forchetta iniziate a sbattere unendo man mano il succo d'arancia.

Scolate il baccalà, deliscatelo, ma non togliete la pelle; mettete tutto il baccalà spezzettato in una ciotola (compresa la pelle). Con le fruste iniziate a montarlo per almeno 5 minuti, lo vedrete letteralmente triplicare e diventare spumoso.

Ora mentre continuate a montare aggiungete a filo il composto di olio e arancia e mantecate ancora altri 5 minuti. Assaggiate e se serve aggiungete un po' di sale. Unite la buccia d'arancia grattata (poca) e amalgamate. Il baccalà mantecato all'arancia è pronto, servitelo con le ferratelle salate al mais.

20 marzo 2015

Una splendida serata al Castello di Semivicoli

Ci sono luoghi che al tuo passaggio sono in grado di regalarti una duplice esperienza,
 una dimensione intima e introspettiva fatta di silenzi e riflessioni, ed una più mondana e conviviale, fatta di eventi e di persone che si incontrano.

Questo è stato per me il Castello di Semivicoli nella sua serata di riapertura
la scorsa domenica 8 marzo, dove sono stata ospite con Taste Abruzzo.


Abbracciato dalle sue storiche mura ti senti protetto se visiti i locali del suo vecchio frantoio e quelli dell'antica bottaia, dove è possibile fare esperienze di degustazione dei vini della casa prodotti dalla famiglia Masciarelli che ha acquisito il palazzo baronale dall'originaria famiglia Perticone.

La sensazione più forte che ti assale quando entri nel castello è che tutto è in equilibrio, antichità e design contemporaneo convivono in una insolita perfezione e ti accolgono nei saloni baronali del primo piano, accanto ai quali si trova ancora intatta la cucina originale, un ambiente molto accogliente dove la padrona di casa, Marina Cvetic Masciarelli ci ha intrattenuti rispondendo alle domande della nostra Marianna Colantoni che ha moderato la serata.

Una serata dedicata al lavoro delle donne, caparbie, tenaci, creative, forti.
Le quattro protagoniste femminili sono state un grande esempio di dedizione e determinazione con i loro racconti, esperienze di vita molto diverse ma che convergono tutte in un comune denominatore: la passione per il proprio lavoro che valorizza la nostra regione, l'Abruzzo.
Marina Cvetic padrona di casa, imprenditrice dell'azienda vinicola Masciarelli
Paola Mucci di Abruzzo Creativo
Marzia Buzzanca sommelier e pizzaiola gourmet del noto ristorante aquilano Percorsi di Gusto
Marianna Colantoni cofounder di Taste Abruzzo, Digital Consultant e Social Media Specialist e foodblogger.



Il mio personale grazie di cuore va a loro e alla capacità di trasmettere attraverso il proprio lavoro una grande voglia di non perdere mai l'entusiasmo in quello in cui credi.



16 marzo 2015

Agnello cacio e uova e un menù di Pasqua per Taste Abruzzo


Il mio secondo post per Taste Abruzzo mi ha spinto a preparare un cibo 
che non è mai approdato su questo blog, la carne. 

L'ho fatto perchè volevo mettermi alla prova e soprattutto perchè tengo a questa deliziosa ricetta abruzzese come ai miei ricordi legati alla Pasqua trascorsa per molti anni a casa dei miei genitori.
 
Date uno sguardo anche al menù che ho proposto, è molto ricco lo so, ma le grandi quantità sulla tavola pasquale a casa nostra sono sempre servite per avere tutto pronto per il pic-nic del giorno dopo e trascorrere un allegro lunedì dell'Angelo in montagna!


chissà che non venga voglia anche a voi di pensare per tempo a cosa preparare per celebrare il risveglio della natura in tavola!


03 marzo 2015

Flan di pecorino e gelatina di Montepulciano d'Abruzzo



Domenica 8 marzo il Castello di Semivicoli della famiglia Masciarelli 
inaugurerà la nuova stagione con un evento imperdibile
"Dire, fare... degustare"
ed io ci sarò

Mi concedo poche cose al di fuori di quelle che voglio condividere con i miei bambini, 
ma questa volta, invitata dalle donne del progetto Taste Abruzzo
(del quale da poco più di un mese faccio parte anche io, ehehehe) 
ho catturato al volo l'occasione di trascorrere poche ore 
in un luogo assolutamente suggestivo perchè io amo sognare.


Per ricordarmi di questo evento ho preparato una ricetta che avevo in mente da molto tempo,
che sarebbe rimasta sepolta ancora per molto, o conoscendomi, per sempre. 


E' sempre così con me, le idee dormono sui quaderni che si alternano, 
e solo il bacio di un'occasione folgorante le può risvegliare.


Perciò eccola, una gelatina di vino nero, Montepulciano d'Abruzzo, che preparo da molto tempo, ogni volta aromatizzandola in maniera diversa. 
Sono solita abbinarla ai formaggi e così ho pensato di preparare un delizioso flan di pecorino semi-stagionato, niente di più appropriato. 
Ma voi potreste suggerirmi tante altre variazioni del tema...


Ricetta del flan di pecorino

(3 porzioni)

2 uova 
2 tuorli
60 g di pecorino semi-stagionato
20 g di burro
10 g di farina
noce moscata
pepe
sale


Amalgamate le uova ai tuorli e aggiungete un pizzico di pepe macinato, 
un po' di sale e un po' di noce moscata grattugiata. 
Sciogliete a bagnomaria il pecorino con il burro. Questa per me è la parte più difficile, sembra sempre che non si fondano, occorre un po' di tempo perchè all'inizio vi sembrerà che si separino, ma voi aspettate che il composto sia sciolto per bene, come la consistenza di una fonduta. 
A questo punto aggiungete al formaggio fuso il composto di uova (togliete dal bagnomaria) e man mano unite la farina. 
Versate negli stampini imburrati e lasciate in frigo a rassodare per 1 ora.
Cuocete a 190° ventilato per 15 minuti. Sformate e servite.

 

Ricetta della gelatina al Montepulciano

300 ml di vino 
150 g di zucchero
10 g di pectina 2:1

Mettete tutti gli ingredienti in un pentolino e dal momento del bollore fate bollire 3 minuti. 
Invasate in un barattolo sterilizzato e chiudete ermeticamente quando è ancora liquida e bollente. 
Lasciate a temperatura ambiente e quando si è raffreddata fate rassodare in frigo per una notte.
Una volta aperta conservatela in frigo e consumatela entro pochi giorni.
Questa ricetta può essere personalizzata aggiungendo della cannella o zeste di limone; se la provate con vino bianco provate ad unire qualche stella di anice stellato.




03 febbraio 2015

Sciroppo per la tosse [fatto in casa] e una nuova collaborazione


Oggi, 3 febbraio, si celebra San Biagio protettore della gola e qui, in Abruzzo, sono molti i paesi che invocano la sua benedizione attraverso la preparazione e il consumo collettivo di pani e dolci tipici,  cibo rituale che assume forme e consistenze molto diverse da provincia a provincia.

Ho voluto rendere omaggio a San Biagio con una ricetta sconosciuta, trovata per caso in un libro di cucina contadina di cui ho perso le tracce: è uno sciroppo che aiuta a calmare la tosse e fidatevi, lo do anche ai miei bambini per quanto sia naturale.

Inauguro così, con uno sciroppo, la mia collaborazione con un progetto di valorizzazione della mia regione, della sua cucina, della sua gente e delle sue tradizioni "Taste Abruzzo: dove il sapore incontra la natura" interamente progettato, gestito e curato da foodblogger abruzzesi.

Da oggi mi troverete anche lì, ogni mese, con una ricetta tipica della mia regione, ma ora vi lascio alla lettura della storia legata a questo sciroppo contro la tosse fatto in casa.