20 giugno 2015

Patate alla marinara per Taste Abruzzo



Non ricordavo più quanto fosse bello preparare una ricetta che in passato, quando la mangiavo a casa dei miei, detestavo. Non apprezzavo le patate alla marinara perchè ero convinta che mancasse loro qualcosa... finchè anni dopo per caso ho scoperto quale ingrediente si fosse perso nel tempo in un passaparola antico che di cucina in cucina era arrivata a casa nostra.

Adesso le patate alla marinara non sono mai state per me così buone e invitanti, provatele anche voi, le trovate qui, da taste Abruzzo!

07 maggio 2015

Panna cotta di mozzarella per Taste Abruzzo


Quando arriva "il tempo dei picnic" io non resisto, sono sempre pronta con la mia tovaglia e una piccola valigia piena di piatti, posate, tovaglioli e bicchieri, un tavolo pieghevole in macchina e una buona compagnia ad aspettarmi.

Ho già un itinerario tracciato e una meta da raggiungere, e soprattutto, del cibo da condividere. 
E non parlo di panini preparati in maniera distratta.

Anche quando sono in tema picnic, infatti, io cucino, perchè trovo che l'attesa e la preparazione siano la vera essenza di quello che sto per vivere e in quei momenti posso davvero disegnare con la mente quello che desidero, fino a farlo diventare realtà.

Come questa panna cotta dove la mozzarella si trasforma in un formaggio cremoso e senza abbandonare il suo sapore diventa qualcosa di nuovo, inaspettato.

La trovate su Taste Abruzzo, dove insieme abbiamo preparato per voi tante idee da portare nel cestino per i vostri picnic di Maggio!

29 aprile 2015

Involtini vietnamiti


Hai avuto tutti gli ingredienti necessari, quelli che in quattro lunghi anni hai sapientemente curato: 
l'intuizione, lo studio, il confronto, l'amore.

Li hai coltivati nonostante tutto.

Da sola, di notte, i libri "senza immagini", la luce del monitor, l'insonnia, la melatonina, l'ufficio, le aule piene, l'inglese, il metodo di ricerca, la tua domanda di ricerca, i colleghi, la casa, i bambini, la scuola, i calzini spaiati, le candeline spente, si ammalano, vogliono solo te, piangono, ho sognato di perderti mamma, ore sul divano insieme, piove, la nonna non c'è più, i sogni, il lavoro, i chilometri in macchina, la sperimentazione, fa caldo, c'è neve, è già estate, gli esami, i dubbi, sarò una buona madre?, lo studio, le presentazioni odiose, i 5 minuti accademici in cui "anche la sintesi è un dono", la cucina, il blog, le foto, fumare, tua madre sta male fatti vedere, la spesa, i grafici, le feste, 

il mio sguardo, 
i mie pensieri altrove, 
la mia tesi.


Nonostante tutto sei riuscita a fare in modo che questi ingredienti trasformassero 
un'idea romantica in un progetto e che il progetto funzionasse bene. 

Eppure ora ti trovi davanti ad una pagina bianca.


Devi sciogliere un groviglio fitto di letture, dati statistici e domande per dare loro una forma.

Devi sporcare di inchiostro i tuoi fogli bianchi, e lasciarti andare, devi riappropriarti dell'amore che provi per il tuo progetto, nonostante tutto, devi chiudere questo ciclo perchè è arrivato il suo tempo, perchè l'amore non ha scadenza ma deve trasformarsi per non morire.

E tu, che sei eterna trasformazione, anche se ora vivi in questo corpo di donna, su questa terra,  sai che la tua vita ha senso solo in una estenuante, continua ricerca.


INVOLTINI VIETNAMITI 
(una non ricetta)

Di questo piatto mi ha sorpreso la possibilità che i fogli di carta di riso ci regalano per riciclare gli avanzi. In questo caso ho usato dei broccoletti lessati, pomodorini, carote affettate con il pelapatate e un pugno di vermicelli scottati. Potete utilizzarli farcendoli come desiderate, con ingredienti freschi e crudi come le verdure o già cotti come pesce, carne, riso e uova.
Una volta riempiti potete assaporarli subito, bagnandoli di salsa di soia.

Come bagnare e arrotolare i fogli di carta di riso:

Fate scaldare dell'acqua un po' salata in una padella bassa e larga e spegnete. Immergete un foglio alla volta per 5 secondi e tiratelo sù con una forchetta. Stendetelo allargandolo su un piano di legno (io ho usato un tagliere in bambù) lasciate che asciughi qualche secondo e che l'acqua in eccesso sia assorbita dal legno (non tamponate i fogli con carta!). 
Disponete gli ingredienti e arrotolate sigillando per bene. 

Per imparare ad arrotolarli e sigillarli per bene io ho seguito questo video:
 ma potete trovarne molti altri simili in rete.

 NOTA:
I fogli di carta di riso non sono sempre senza glutine, controllate sulla confezione gli ingredienti, alcuni sono fatti di farina di frumento! Una volta aperta la confezione potete sconservarli in un sacchetto con chiusura ermetica.




18 aprile 2015

Pancakes al latticello e smoothie di mirtilli


Eravamo seduti in cucina, nella nuova casa dove ci eravamo trasferiti da pochi giorni 
quando mio padre disse: "questa settimana partiremo per l'America". 
Era il 1982 con i miei quasi 6 anni, un fratello di 8, mia madre incinta di tre mesi.


L'aereo per Boston, le valigie, il caldo, l'accoglienza di notte, la stanchezza davanti ad una minestra di patate arancioni che scambiai per carote e poi il buio fino all'indomani quando io e mio fratello ci ritrovammo soli nella casa di legno della zia di nostro padre.

Al piano di sotto, sul tavolo, due enormi tazze, il latte, una scatola di cereali, colori a cera e un album.
 Ci sedemmo sulla soglia della porta in veranda, davanti a noi un giardino molto curato.

Io: Allora... questa è davvero l'America
Lui (col tono da grande): Sì
Io: che facciamo adesso?
Lui: non lo so, scappiamo, così imparano a lasciarci soli.

Arrivò un uomo dai capelli bianchi, ci prese per mano e ci portò in un negozio poco distante:
enormi scaffali colmi di buste e confezioni colorate, ci chiese di indicare quali desiderassimo e ne uscimmo con due sacchetti pieni.

Il nostro primo giorno trascorse mangiando fili di liquirizia rossa e caramelle come compresse farmaceutiche fluorescenti.

Tutto sommato l'idea di scappare poteva anche aspettare.


Seguirono più di 20 di giorni così, fatti di corse e docce col tubo in giardino tra scoiattoli e tartarughe, gite in barca, visite, città, paesi, boschi, lunghi viaggi in auto, ristoranti di ogni genere, grandi centri commerciali e piccoli negozi, zoo, amici, cibo sconosciuto.

Tutto aveva una dimensione immensa, più grande e colorata di quello che gli occhi di un bambino potessero contenere e controllare.


Al nostro rientro per giorni interi e poi per anni sfogliammo le centinaia di foto scattate in quella vacanza, si iniziava sempre da quelle nuvole rosa riprese dall'aereo e non si riusciva mai a terminare, perchè ogni immagine ci trascinava in un racconto dove vinceva chi ricordava più dettagli.

Persino quando molti mesi più tardi arrivò nostro fratello, io sfilai da quell'album una foto di mia madre come prova e gridai: "Guarda, c'eri anche tu in America!"

I miei ricordi si sono consolidati grazie a quelle fotografie, per questo motivo credo che le parole del vicepresidente di Google, Vinton Cerf, (tradotto qui), riescano a descrivere perfettamente quanto sia importante oggi diventare consapevoli del concetto di "preservazione del digitale" per permettere alla nostra memoria di conservarsi a lungo.



PANCAKES AL LATTICELLO

140 g di farina 00
2 cucchiai di zucchero
1 uovo
un pizzico di sale
1/2 cucchiaino di lievito per dolci vanigliato
1/4 di cucchiaino di bicarbonato di sodio
250 g di latticello(*)
40 g di burro fuso
Poco burro per ungere il pentolino
sciroppo d’acero
zucchero a velo
In una ciotola unite la farina, lo zucchero, il lievito, il bicarbonato di sodio e il sale.
In un’altra ciotola amalgamate insieme il latticello, l’uovo e il burro fuso. Versate questo composto liquido su quello con la farina e non mescolate tanto, non importa se ci saranno grumi, sarà salva la leggerezza dei pancakes.
Scaldate poco burro in una piccolo pentolino antiaderente e quando sarà ben caldo, versate mezzo mestolo di pastella. Quando al centro si saranno formate delle grandi bolle, giratelo e lasciate cuocere ancora dall’altro lato finché diventerà di un bel colore dorato. Servite i pancakes bagnandoli con lo sciroppo d'acero e una spolverata di zucchero a velo e consumateli immediatamente.
(*) Il Latticello: si ottiene preparando il burro in casa. Si può sostituire preparandolo mezz'ora prima di usarlo e mescolando insieme tre parti di yogurt magro (in questo caso 180 g) con una di latte (70 ml) e aggiungendo un cucchiaio raso di succo di limone.


*****


SMOOTHIE DI MIRTILLI

4 cucchiai di mirtilli
il succo di un pompelmo
1 lime
1 cucchiaio di sciroppo di agave (o altro dolcificante)

Lavate i mirtilli e frullateli con il succo di pompelmo e il succo di lime.
Aggiungete il dolcificante e frullate ancora. Filtrate e servite.

13 aprile 2015

Taralli con il naspro per Taste Abruzzo



Del bianco abbagliante del naspro che copre questi dolci ho ancora un'immagine vivida nonostante sia un ricordo di 30 anni fa.
Avevo solo 8 anni e il compito di montare a mano lo zucchero, gli albumi e qualche goccia di succo di limone era già mio. Le braccia così piccole facevano fatica, per arrivare al tavolo mi mettevo in ginocchio sulla sedia, ma durava poco, così a volte abbracciavo la scodella e camminavo in cucina.
Sento ancora adesso la stanchezza che mi faceva piangere, mi innervosiva questo lavoro e avrei preferito impastare o praparare quelle forme circolari, così ipnotiche e rassicuranti.
Eppure, andavo avanti.

Non sapevo che più tardi nella vita questo strano esercizio di pazienza mi avrebbe aiutata, non sapevo quanto questo compito così impegnativo dal punto di vista fisico sarebbe stato molto vicino a quell'esperienza quasi mistica delle danze sacre di Gurdjieff che provai da adulta.
Il qui ed ora, il silenzio dei pensieri, la scoperta del proprio limite e il superamento nell'estrema stanchezza fino ad arrivare al risultato.

Non immaginavo che dopo tutti questi anni sarebbe stato così bello preparare il naspro a mano, sentire di nuovo la rugosità dello zucchero e quel sapore che prima ancora di esploderti in bocca arriva ai tuoi ricordi partendo dal naso.

Vi lascio la ricetta, sono davvero semplici, qui li vedete in versione "pop" ma li trovate da Taste Abruzzo, nella loro veste classica.

09 aprile 2015

Pizza al carbone vegetale


Amo fare la pizza in casa.
Se chiedete alla mia famiglia tutti vi risponderanno che a casa nostra la "pizza è un'arte".

Prima di sposarmi non sospettavo questa passione, mi piaceva fare torte.
Mia madre era l'addetta alla pizza, ma se provavi a chiederle di prepararla nel pomeriggio, eri già fuori tempo massimo e per toglierti lo sfizio dovevi correre con 500 lire strette in mano dalla signora Licia a prenderne un pezzo, anche solo per sniffare l'odore del suo forno sempre acceso.


Ecco, accade proprio questo a casa nostra: un'improvvisa voglia di pizza, anche alle ore 18.00 e che sia pronta per cena... e no, adesso le loro richieste non sono mai fuori tempo massimo.

In tutti questi anni ho cercato infatti un mio metodo che è un insieme di prove, consigli, letture, video e tanti, tanti assaggi fino ad arrivare a quello che ritengo essere un risultato più che soddisfacente.
 Mancava però qualcosa.


Mentre mi chiedevo cosa mancasse, un po' di tempo fa mi contattò una ditta per chiedermi se fossi interessata a ricevere alcuni loro prodotti per la cottura dei cibi. Sono sempre un po' restia, ma la loro gentilezza mi spinse ad accettare. Tra i tanti accessori mi spedirono una meravigliosa teglia in terracotta refrattaria.


Sarà stata la legge di attrazione (leggete qui, Mathilda vi spiegherà per bene di cosa si tratta) mi sono sempre detta.

 Da quel giorno ho iniziato a fare tante prove per cercare di capire come utilizzare questa piastra al meglio nel forno domestico e che andasse bene con il mio impasto.

Ho letto molti consigli sui forum, ma ho trovato come sempre la mia strada: posiziono la piastra in terracotta refrattaria nella parte bassa del forno, proprio a contatto con il fondo e il risultato è strepitoso e in cucina si sprigiona quel magico effetto che provi quando entri in pizzeria.


Questa volta, spinta dalla curiosità ho anche provato a colorarla e per l'occasione le ho messo un bel vestito, diciamo un frac di carbone vegetale.
Il sapore non cambia, è solo tanto bella da vedere.


L'impasto che vi propongo è il mio solito, quello che ho sviluppato in questi anni, lo uso in teglia e su questa piastra refrattaria della Domital che ringrazio di cuore per il dono molto gradito. Le prime volte vi sembrerà molto elaborato, ma quando ci avrete preso la mano sarà facilissimo. Confrontatelo con il vostro modo di fare la pizza in casa, per me dopo molti anni è diventato un gioco che vuole però un po' di attenzioni, quelle giuste.



PIZZA ai CARBONI VEGETALI

500 g di farina 0
12 g di lievito di birra fresco
un cucchiaino di zucchero
30 g di olio extravergine di oliva
320/350 ml di acqua
(1 cucchiaino da 5 g di carbone vegetale: la dose è 10/15 g per kg di farina) 
10 g di sale fino

Prepara la camera di lievitazione così: accendi il forno a 50° e quando la spia luminosa si sarà spenta, indicandoti che è arrivato a temperatura, spegni lasciandolo chiuso.

In una ciotola sciogli il lievito e lo zucchero nell'acqua tiepida (non deve superare 37°).
Aggiungi l'olio e la farina (e in questo caso anche il carbone). L'impasto sarà molto appiccicoso e molle, non devi impastarlo, solo girare con un cucchiaio per amalgamare gli ingredienti, mentre lo fai unisci il sale. 
 E' un impasto molto idratato, non aggiungere altra farina!
Cerca di raccogliere tutto al centro della ciotola e ungi la superficie con dell'olio.
Metti nel forno spento che avrai preparato come camera di lievitazione e lascia lievitare un'ora e mezza.

Al termine della prima lievitazione riprendi l'impasto e dividilo in tre parti, stendi e allarga con le dita ogni pezzo su un foglio di carta forno aiutandoti con un po' di olio d'oliva e dando la forma circolare tipica della pizza al piatto.
Noterai che questo impasto è molto soffice ed elastico, basteranno pochi movimenti.

Appoggia le pizze (lasciandole sempre su carta forno) su piatti/teglie capienti e rimetti in forno a lievitare per un'altra ora.

NOTA: Se il forno si è raffreddato troppo prima di rimettere le teglie riparti con la prima operazione 
(accendi il forno a 50° e quando la spia luminosa si sarà spenta, indicandoti che è arrivato a temperatura, spegni lasciandolo chiuso)

Al termine della seconda lievitazione togli dal forno e accendilo a 225° ventilato. 
Posiziona la piastra Domital Pepita nel fondo del forno e aspetta 20/25 minuti o il tempo che il tuo forno arrivi a temperatura.

Condisci le forme singole mettendo solo un filo d'olio e un po' di sale se vuoi condirle a crudo come ho fatto io. Se invece vuoi aggiungere del pomodoro puoi farlo, cerca di non coprire i bordi.

Aiutati con la pala di legno e metti una pizza con la sua carta forno sulla piastra. Cuocerà in 10/12 minuti, non appena sarà pronta sfornala e metti l'altra mentre ti occupi di condire la prima. Io ho usato ricotta fresca, puntarelle di cicoria e fiori di rosmarino.

06 aprile 2015

Colombine di pan brioche salato


All'impasto del pan brioche dovrei dedicare molto più di un post, occorrerebbe un libro intero.
E' la tipica ricetta che tendi sempre a migliorare e ogni volta ti dici "questa volta ti sei superata", eppure non ti basta, perchè ci pensi sempre e sei lì che togliendo o aggiungendo cerchi di nuovo di renderlo speciale.


Questo impasto è per me come un grande salvagente, quando non so che fare mi metto ad impastare, o meglio, se non so cosa portare a casa di qualcuno o nel cestino del picnic, mi tuffo subito sulle sue pieghe così soffici e rassicuranti. 


 Così ho imparato nel tempo a intrappolarlo in una forma o farlo in treccia, a cupola, in cassetta, a panino, a farcirlo di salumi e formaggi, decorarlo con semi, addolcirlo di zucchero e marmellata e ora a farlo volare in un post non programmato.


Ieri, nel giorno di Pasqua, l'ho utilizzato per arricchire la tavola, e per non appesantire il pranzo già troppo ricco l'ho lasciato così, semplice, solo una forma nuova 
intanto sto già pensando a quante ancora potrò farne.


Ricetta per Pan Brioche salato semplice


250 g di farina Manitoba
300 g di farina 00
12 g di lievito di birra fresco
un cucchiaino di zucchero
250 ml di latte parzialmente scremato
120 g di uova (2 da 60 g o almeno 3 piccole)
60 g di olio extravergine di oliva
10 g di sale fino
un tuorlo e semi per decorare
8 forme di carta per piccole colombe


Accendi il forno a 50° e quando la spia luminosa si sarà spenta, indicandoti che è arrivato a temperatura, spegni lasciandolo chiuso; questa sarà la camera di lievitazione.
Sciogli il lievito nel latte appena tiepido, aggiungi lo zucchero, le uova, l'olio e amalgama. Unisci le farine e il sale e inizia ad impastare fino ad ottenere una consistenza elastica e non appiccicosa (se occorre aggiungi un cucchiaio di farina per volta fino ad ottenere l'impasto liscio e sodo).
Forma una palla con l'impasto, mettila in un recipiente e lascia lievitare nel forno spento che avrai preparato prima. Lascia lievitare almeno un'ora o fino al raddoppio.

Dopo la lievitazione riprendi l'impasto e mettilo sulla spianatoia. 
Cerca di non farlo sgonfiare, taglia 8 pezzi uguali di pasta.
Ora taglia ciascun pezzo in due parti, una delle quali più piccola dell'altra. Disponi prima la parte più lunga nella formina dalla testa alla coda e poi sovrapponi quella piu piccola per le ali.

Lascia lievitare altri 30 minuti nel forno chiuso, poi spennella le colombe con il tuorlo sbattuto e decorale con semi o con gomasio come nel mio caso.

Cuoci a 180° per 20-25 minuti ventilato senza preriscaldare il forno.

04 aprile 2015

Soffione di ricotta e i miei auguri di Buona Pasqua






 Un breve passaggio per augurarvi una Buona Pasqua,
anche per quest'anno con i soffioni di ricotta e un piccolo anticipo del prossimo post nel quale userò le ferratelle per decorare la tavola di primavera.







qualunque forma scegliate per farli, piccola, grande a ciambella come quello di Laura e persino in un mini soufflè come in questo caso seguendo proprio un'idea di Laura che ringrazio di cuore  (in uno stampo proprio piccolo da 10x10) il risultato sarà sempre strepitoso.

Buona Pasqua!

27 marzo 2015

Baccalà mantecato all'arancia e ferratelle salate al mais


In molti mi chiedono perchè io curi un blog.
 Cucinare, fotografare, scrivere e non da ultimo prendersi la responsabilità di (ri)lasciare contenuti sul web, lasciano pensare sempre che questo impegno abbia un corrispettivo in termini di denaro.

Se misuriamo il guadagno sotto quel punto di vista rispondo subito di no.


Se invece si parla di un altro tipo di guadagno, quello che davvero conta per me, allora sì,
lo ammetto, tanto che nel frattempo sono diventata anche molto ricca!

In tutti questi anni grazie a questo spazio sono cresciuta, ho conosciuto persone belle ma anche il contrario (il che non è male perchè aiuta a farsi le ossa e a credere di più nella propria onestà),
ho fatto molte esperienze, sono stata assente o troppo presente,
insomma ho fatto un po' come volevo perchè mi piace la libertà che il blog ogni volta mi regala.


Ad ogni modo oggi dopo quasi sette anni sono felice di viverlo, mi fa stare bene, mi aiuta a misurarmi con me stessa, a mettermi alla prova, a mettere nero su bianco i pensieri e non nasconderli in un diario segreto, anche se la familiarità con il tuo spazio molto spesso gioca brutti scherzi confondendo i post con le pagine di un diario che tu credi nessuno stia leggendo.


A questo proposito ho letto di recente un post di Andrea Zanni di "Questo Blog non esiste"
che seguo e che mi piace molto (riguarda il mio lavoro)
e che descrive alla perfezione quello che intendo sulla scrittura/lettura/partecipazione.
Lo trovate qui, a me già il titolo ha fatto innamorare.
 

Come in questo caso, quando sono stata a Semivicoli ho assaggiato le deliziose polpette di baccalà all'arancia di Marzia Buzzanca e ho subito immaginato come potesse essere un baccalà mantecato allo stesso sentore di arancia, servito accompagnato da ferratelle salate al mais.


E' proprio vero, partecipare è moltiplicare,
 e ora provate anche voi a declinare queste parole in tutte le forme che conoscete, 
io l'ho fatto con le idee in cucina.




Ricetta per le Ferratelle salate al mais


1 bicchiere di vino bianco
1/2 bicchiere di olio di semi di girasole
un cuchiaino raso di sale fino
3 cucchiai di farina 00
Farina di mais fioretto quanto basta

Scaldate la biscottiera modello 8055100 della Cbe Elettrodomestici
(io la lascio almeno 20 minuti accesa prima di usarla).

In una ciotola versate il vino e aggiungete l'olio e il sale. Amalgamate e aggiungete pian piano la farina 00 e poi quella di mais fioretto fino a raggiungere una consistenza non troppo fluida e non dura. Quando il ferro per le cialde sarà pronto spennellate le piastre con poco olio e procedete versando un po' alla volta il composto (un piccolo mestolo). Vi accorgerete che le cialde sono pronte quando dalle piastre non vedrete più uscire il vapore perchè l'impasto si sarà ormai asciugato. Aprite e staccatele aiutandovi con una forchetta. Si conservano anche il giorno dopo croccanti e friabili se conservate in una scatola di latta ben chiusa.


Ricetta per il Baccalà mantecato all'arancia


300 g di baccalà già messo a bagno
30 ml di olio extra vergine d'oliva
30 ml di olio di semi di girasole
30 ml di succo d'arancia
La buccia grattata di 1/4 d'arancia non trattata
sale (se serve)


Lasciate a bagno il baccalà per due giorni cambiando l'acqua tre volte al giorno (mattina, pomeriggio e sera). Trascorsi due giorni, cuocetelo in una pentola con acqua per soli 5 minuti dal momento del primo bollore.

Intanto unite in una ciotola i due tipi di olio e con una forchetta iniziate a sbattere unendo man mano il succo d'arancia.

Scolate il baccalà, deliscatelo, ma non togliete la pelle; mettete tutto il baccalà spezzettato in una ciotola (compresa la pelle). Con le fruste iniziate a montarlo per almeno 5 minuti, lo vedrete letteralmente triplicare e diventare spumoso.

Ora mentre continuate a montare aggiungete a filo il composto di olio e arancia e mantecate ancora altri 5 minuti. Assaggiate e se serve aggiungete un po' di sale. Unite la buccia d'arancia grattata (poca) e amalgamate. Il baccalà mantecato all'arancia è pronto, servitelo con le ferratelle salate al mais.

20 marzo 2015

Una splendida serata al Castello di Semivicoli

Ci sono luoghi che al tuo passaggio sono in grado di regalarti una duplice esperienza,
 una dimensione intima e introspettiva fatta di silenzi e riflessioni, ed una più mondana e conviviale, fatta di eventi e di persone che si incontrano.

Questo è stato per me il Castello di Semivicoli nella sua serata di riapertura
la scorsa domenica 8 marzo, dove sono stata ospite con Taste Abruzzo.


Abbracciato dalle sue storiche mura ti senti protetto se visiti i locali del suo vecchio frantoio e quelli dell'antica bottaia, dove è possibile fare esperienze di degustazione dei vini della casa prodotti dalla famiglia Masciarelli che ha acquisito il palazzo baronale dall'originaria famiglia Perticone.

La sensazione più forte che ti assale quando entri nel castello è che tutto è in equilibrio, antichità e design contemporaneo convivono in una insolita perfezione e ti accolgono nei saloni baronali del primo piano, accanto ai quali si trova ancora intatta la cucina originale, un ambiente molto accogliente dove la padrona di casa, Marina Cvetic Masciarelli ci ha intrattenuti rispondendo alle domande della nostra Marianna Colantoni che ha moderato la serata.

Una serata dedicata al lavoro delle donne, caparbie, tenaci, creative, forti.
Le quattro protagoniste femminili sono state un grande esempio di dedizione e determinazione con i loro racconti, esperienze di vita molto diverse ma che convergono tutte in un comune denominatore: la passione per il proprio lavoro che valorizza la nostra regione, l'Abruzzo.
Marina Cvetic padrona di casa, imprenditrice dell'azienda vinicola Masciarelli
Paola Mucci di Abruzzo Creativo
Marzia Buzzanca sommelier e pizzaiola gourmet del noto ristorante aquilano Percorsi di Gusto
Marianna Colantoni cofounder di Taste Abruzzo, Digital Consultant e Social Media Specialist e foodblogger.



Il mio personale grazie di cuore va a loro e alla capacità di trasmettere attraverso il proprio lavoro una grande voglia di non perdere mai l'entusiasmo in quello in cui credi.