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Cucinalkemika. Laboratorio di pensieri tramutati in cibo

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16 marzo 2015

Agnello cacio e uova e un menù di Pasqua per Taste Abruzzo


Il mio secondo post per Taste Abruzzo mi ha spinto a preparare un cibo 
che non è mai approdato su questo blog, la carne. 

L'ho fatto perchè volevo mettermi alla prova e soprattutto perchè tengo a questa deliziosa ricetta abruzzese come ai miei ricordi legati alla Pasqua trascorsa per molti anni a casa dei miei genitori.
 
Date uno sguardo anche al menù che ho proposto, è molto ricco lo so, ma le grandi quantità sulla tavola pasquale a casa nostra sono sempre servite per avere tutto pronto per il pic-nic del giorno dopo e trascorrere un allegro lunedì dell'Angelo in montagna!


chissà che non venga voglia anche a voi di pensare per tempo a cosa preparare per celebrare il risveglio della natura in tavola!


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03 marzo 2015

Flan di pecorino e gelatina di Montepulciano d'Abruzzo



Domenica 8 marzo il Castello di Semivicoli della famiglia Masciarelli 
inaugurerà la nuova stagione con un evento imperdibile
"Dire, fare... degustare"
ed io ci sarò

Mi concedo poche cose al di fuori di quelle che voglio condividere con i miei bambini, 
ma questa volta, invitata dalle donne del progetto Taste Abruzzo
(del quale da poco più di un mese faccio parte anche io, ehehehe) 
ho catturato al volo l'occasione di trascorrere poche ore 
in un luogo assolutamente suggestivo perchè io amo sognare.


Per ricordarmi di questo evento ho preparato una ricetta che avevo in mente da molto tempo,
che sarebbe rimasta sepolta ancora per molto, o conoscendomi, per sempre. 


E' sempre così con me, le idee dormono sui quaderni che si alternano, 
e solo il bacio di un'occasione folgorante le può risvegliare.


Perciò eccola, una gelatina di vino nero, Montepulciano d'Abruzzo, che preparo da molto tempo, ogni volta aromatizzandola in maniera diversa. 
Sono solita abbinarla ai formaggi e così ho pensato di preparare un delizioso flan di pecorino semi-stagionato, niente di più appropriato. 
Ma voi potreste suggerirmi tante altre variazioni del tema...


Ricetta del flan di pecorino

(3 porzioni)

2 uova 
2 tuorli
60 g di pecorino semi-stagionato
20 g di burro
10 g di farina
noce moscata
pepe
sale


Amalgamate le uova ai tuorli e aggiungete un pizzico di pepe macinato, 
un po' di sale e un po' di noce moscata grattugiata. 
Sciogliete a bagnomaria il pecorino con il burro. Questa per me è la parte più difficile, sembra sempre che non si fondano, occorre un po' di tempo perchè all'inizio vi sembrerà che si separino, ma voi aspettate che il composto sia sciolto per bene, come la consistenza di una fonduta. 
A questo punto aggiungete al formaggio fuso il composto di uova (togliete dal bagnomaria) e man mano unite la farina. 
Versate negli stampini imburrati e lasciate in frigo a rassodare per 1 ora.
Cuocete a 190° ventilato per 15 minuti. Sformate e servite.

 

Ricetta della gelatina al Montepulciano

300 ml di vino 
150 g di zucchero
10 g di pectina 2:1

Mettete tutti gli ingredienti in un pentolino e dal momento del bollore fate bollire 3 minuti. 
Invasate in un barattolo sterilizzato e chiudete ermeticamente quando è ancora liquida e bollente. 
Lasciate a temperatura ambiente e quando si è raffreddata fate rassodare in frigo per una notte.
Una volta aperta conservatela in frigo e consumatela entro pochi giorni.
Questa ricetta può essere personalizzata aggiungendo della cannella o zeste di limone; se la provate con vino bianco provate ad unire qualche stella di anice stellato.




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20 gennaio 2013

Pizza e foglie [Pizzɘ e fuòjë]


Dopo una dichiarazione di intenti così, dopo aver detto che il blog è terapia non posso che essere ormai libera di viverlo. Proprio questa libertà mi è sempre mancata, mi sono sempre preoccupata di come gli altri leggessero e interpretassero le mie parole. Ora che, invece, ho maturato la consapevolezza che questo spazio è nato principalmente per me, mi sento in pace. E mi va di scrivere, di parlare, di lasciare pensieri e accompagnarli alle ricette che preparo ogni giorno.


Da un po' di tempo una delle più forti sensazioni che vivo soprattutto in ambito lavorativo è la paura. Paura di non essere all'altezza, di non farcela, di non avere più la lucidità per portare avanti idee e progetti che si affollano nella mia mente. A questo proposito confrontarmi con gli altri mi dà sempre nuovi punti di vista per guardare le cose con distacco e prendere un po' di respiro.



Mentre respiro profondamente scopro che non posso lasciare posto alla paura perchè ho poco tempo e devo usarlo al meglio. Così mi accetto, lascio che questa sensazione seppur scomoda mi attraversi e stia lì anche giorni, mentre mi riapproprio delle cose più importanti e cerco di spendere meglio il mio tempo. In questi momenti riappropriarmi delle tradizioni mi fa davvero bene, mi restituisce un contatto vero con le cose e le persone che mi stanno vicine, contatto che mi permette di mantenere ben saldi i piedi a terra.



Ed è allora che non ho più paura perchè scopro di avere radici profonde e anche se questo vento impazza e spezza qualche ramo della mia chioma io resto sempre lì.


Oggi è San Sebastiano, per festeggiarlo nel mio paese si preparano molti cibi da consumare in un rito collettivo chiamato "Lu Puzzunette". Uno dei piatti tipici di questa giornata è Pizzɘ e fùojë, pizza di granturco con erbe selvatiche, un piatto semplice ma decisamente indimenticabile.



PIZZA DI GRANTURCO ED ERBE SELVATICHE

Per questa ricetta non ho dosi, è una di quelle ricette"ad occhio"

Impastate della farina di mais con acqua bollente salata in una terrina (l'impasto sodo sarà simile a quello del pane). Ungete una teglia da forno e disponete dentro l'impasto appiattendolo un po'. Ungete anche la parte superiore dell'impasto e infornate a 200° per un'ora. A metà cottura girate la pizza. A fine cottura spezzatela, dovrà essere croccante fuori e morbida all'interno.
Intanto fate sbollentare le erbe che avete a disposizione (broccoletti, cicoria, borragine... se è selvatica è decisamente meglio), scolatele e conservate l'acqua di cottura.
In una pentola fate soffriggere due spicchi di aglio e pezzi di peperone secco. Unite le erbe sbollentate e scolate.  Aggiungete il sale e la pizza sbriciolata. Fate cuocere a fuoco lento per amalgamare tutto per due o tre minuti. Se serve, se le erbe sono molto asciutte, aggiungete un po' della loro acqua di cottura. Il piatto finale dovrà essere molto umido. Servite con un peperone secco.

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06 novembre 2011

Girandole dolci al miele e mandorle


Aria fresca, aria nuova.
Ci voleva questo nella mia vita. 
Me lo ero ripromesso all'inizio di quest'anno.
Tra mille cose belle, mille nuove esperienze e soddisfazioni si sono infilate cupe giornate,
le grigie nuvole tronfie hanno tentato di oscurare il mio lavoro,
la mia passione, la mia dignità.
E' arrivato il vento (ma volentieri avrei usato un bellissimo spillone di Paola, come lei suggerisce
a spazzarle via lontano dagli occhi e dai pensieri.
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01 ottobre 2011

Pesce al forno


 Se ripenso a questa breve estate vedo solo il blu tra i miei ricordi.
In ogni occasione in cui mi sono trovata, in ogni scatto c'era sempre qualcosa di blu.
Come per una sposa. 
Nonostante non sia mai stato il mio colore preferito, ho cominciato ad apprezzarne la serenità che emana e, avendone decisamente bisogno, ho deciso di fissare i miei ricordi legandoli indissolubilmente ad esso. Così mi posso tuffare in ogni istante in quelle acque segrete delle grotte di San Domino, tornare nei suoi ristoranti ad avvolgere sù spaghetti e risate, insomma, riavere un pezzo di paradiso quando già l'aria autunnale comincia a starti stretta per via del lavoro e dei pensieri.
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27 febbraio 2011

CONSERVARE L'INVERNO CON IL SALE


A proposito dei miei buoni propositi... ve li ricordate? Io ci penso ogni giorno e sono davvero soddisfatta, una volta tanto mi sto davvero impegnando per portarli avanti. Nella lunga lista c'è anche questo: mettere un po' di sale in più in tutto ciò che faccio. Da tempo Andrea lamentava la carenza di sale nella mia cucina, un giorno mentre mi diceva per l'ennesima volta la stessa cosa ho avuto una specie di illuminazione: ma se la mia cucina è frutto del mio essere, se ogni volta proietto nei piatti quello che sento... allora... manca qualcosa! Manca del sale. Manca un po' di carattere. Manca il mio pensiero critico, manca la mia posizione chiara. Manca. Allora ci metto più sale, e ci metto tanta determinazione e convinzione, un pizzico di sana follia e facciamo anche qualche ettogrammo di consapevolezza che non guasta. Voglio suggellare queste decisioni, voglio conservare questo passo avanti, lo metto in un barattolo con il sale e con i colori di questo lungo inverno.

SALE AROMATICO

Sale grosso
Spezie fresche (io ho usato timo, rosmarino, salvia e mirto)

Ho raccolto molto rosmarino, salvia e timo, poi ho acquistato del mirto fresco. Ho fatto vari esperimenti:
1) Ho frullato il sale grosso con le foglie di salvia fresca, ne è venuto fuori un sale fino verde brillante (quello al centro nella foto). Siccome le foglie erano fresche il sale è un po' umido e mi tocca ogni tanto romperlo un po'. Lo uso sull'insalata e sulla pasta.

2) Ho fatto seccare le spezie fresche e lavate nel microonde 3 minuti a 650w e le ho triturate grossolanamente con pochi colpi di frullatore dove le avevo aggiunte al sale grosso. Le uso per insaporire la carne arrosto.

3) Ho usato un po' delle spezie essiccate triturandole con le mani e unendole al sale grosso. Le uso per le patate.


ARANCE SOTTO SALE

Arance bio
Sale grosso
Pepe rosa
Alloro

Ho preso delle arance biologiche, le ho lavate per bene e le ho affettate. Ho sterilizzato dei barattoli bassi e larghi e vi ho messo le fette di arancia alternandole con pepe rosa, foglie di alloro e sale integrale grosso. Le userò per cuocere al forno il pesce al cartoccio o per accompagnare delle verdure stufate.


FILETTI DI ARANCE SOTT'OLIO

Arance bio
olio d'oliva
pepe rosa

Mentre tagliavo le fette di arancia da mettere sotto sale, alcune fette si sono rotte e mi sono detta... queste somigliano a filetti di acciuga! Le ho inserite in un barattolino piccolo sterilizzato, ho aggiunto dell'olio di oliva e dei grani di pepe rosa (bacche più che pepe) che ha raccolto la mia amica Roberta! Li userò per accompagnare dei formaggi stagionati.



OLIVE NERE SOTTO SALE

1 kg di olive
200 gr di sale integrale grosso
La buccia di un'arancia (solo parte arancione)
2 cucchiai colmi di semi di finocchietto
2 spicchi di aglio in camicia

Sono stata in campagna con Viola e mio padre all'inizio del mese e c'erano campi immensi abbandonati (o quasi...). Gli ulivi ancora carichi di queste gocce di puro oro... le abbiamo raccolte e le abbiamo messe in una grande vaso di vetro, con sale grosso, buccia d'arancia, finocchietto secco e aglio in camicia. Ogni giorno vado a scuoterle e sono quasi pronte a distanza di 25 giorni. Le ho tenute finora fuori in balcone, al freddo ma non al sole. Le servirò accompagnandole a degli antipasti con bruschette.

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20 gennaio 2011

BUDINO DI CRESCENZA ALLO SCIROPPO DI MANDARINO E ZENZERO


"Mamma, che magia ti piace?"
 "Che intendi? Vuoi dire se avessi i poteri magici cosa farei?"
   "Eh, che magia fai?"


Mi piacerebbe squarciare questo cielo plumbeo e tirare fuori un raggio di sole.
L'afferrerei come una lunga ciocca di capelli e con quei capelli ci tesserei un vestito.
Quel vestito lo indosserei per sentirmi al sicuro, per avere nuova energia.


"Mamma, col vestito ci vai al ballo?"
  "Ci danzerei tutta la vita con un vestito così"


Ho fatto una lunga lista di buoni propositi per il 2011 spinta dall'idea della mia adorata FrancescaV
l'ho scritta nella mia mente, tra altri mille pensieri, l'ho detta ad alta voce in macchina da sola e con Andrea, l'ho recitata come un mantra, l'ho sognata, l'ho cantata, l'ho trasformata in preghiera, ferma come un sasso immobile sull'autobus, l'ho disegnata, l'ho colorata. D'arancio e bianco, come una sposa.


Ho una lunga lista di buoni propositi. Ora lo dico anche a voi, così mi impegno a rispettarli.
D'arancio e luce mi voglio vestire.




BUDINO DI CRESCENZA ALLO SCIROPPO DI MANDARINO E ZENZERO


Per il budino di crescenza (4 pezzi)
400 gr di crescenza
100 gr di latte
due cucchiai di grappa
2 fogli di colla di pesce (4 gr)


Sciogli a bagnomaria la crescenza con il latte. Unisci i due fogli di colla di pesce precedentemente ammollati in acqua fredda e strizzati per bene. Fai intiepidire e poi unisci la grappa.
Amalgama bene e versa in quattro piccoli stampi da budino. Lascia consolidare in frigo 4-6 ore.
Servite con lo sciroppo al mandarino e zenzero.


SCIROPPO DI MANDARINO E ZENZERO


250 ml di succo di mandarino
il succo di mezzo limone
1 cucchiaino da the di zenzero in polvere
100 gr di zucchero semolato
50 gr di zucchero a velo vanigliato



Versate il succo di mandarino e quello di limone in un pentolino, aggiungete lo zucchero a velo, quello vanigliato e lo zenzero. Portate ad ebollizione girando spesso. Togliete man mano la schiuma che si forma in superficie. Da quando inizia a bollire lasciate altri 10 minuti sul fuoco abbassando un po' la fiamma. Invasate in un barattolo o in una bottiglietta. Si conserva 2 mesi chiuso, se invece lo aprite lasciatelo in frigo. Serve per arricchire macedonie, gelati e bibite ed è ottimo per accompagnare formaggi a pasta molle.

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14 ottobre 2010

CRACKERS DI OKARA E CAPRINO FATTO IN CASA


E' da un po' che penso che l'autoproduzione alimentare faccia ormai parte della mia vita ogni giorno. Sono sempre alla ricerca di ingredienti per realizzare le ricette che voglio, tanto che ormai acquisto poche cose. Mi piacerebbe avere un orto, ma questo vorrebbe dire lasciare definitivamente il lavoro oppure cercare un metodo per allungare le giornate da 24 a 36 ore, e dubito di riuscire a fare entrambe. Ad ogni modo mi diverto sempre a sperimentare, questo vuol dire che anche se non tutto "riesce col buco", chiaramente, in compenso ho realizzato uno splendido quaderno pieno di appunti e considerazioni sulle cose che faccio, con la data, le foto dei passaggi (che non vi mostro mai) e le modifiche da apportare. Per quanto la mia cucina derivi sempre da un'emozione, alla base di tutto c'è una grande ricerca. Così come scavo a fondo nei sentimenti allo stesso modo cerco gli ingredienti quanto più adatti a trasformare quelle emozioni in cibo, e, spesso, quegli ingredienti di base, nascono direttamente nella mia cucina. Il burro, lo yogurt, il pane, il formaggio, le marmellate e le gelatine, il gelato e molto altro mi danno sempre da fare e alla fine mi regalano grandissime soddisfazioni, soprattutto se penso che so cosa stiamo mangiando.
In quest'ottica qualsiasi cosa rimanga e non serva all'istante viene sempre riutilizzata, come questi crackers che nascono dalla polpa (okara) dei fagioli di soia gialla usati per il latte di soia e, come questo caprino fresco spalmabile (che in Libano si chiamrebbe ANBARIZ) nato da uno yogurt che ho molto gradito, ma che avevo prodotto in troppa quantità.

Alla mia continua ricerca, perchè ogni volta che leggo nasce una nuova possibilità

CRACKERS DI OKARA
100 gr di okara (ottenuti facendo 1 litro di latte di soia)
100 gr di semola rimacinata di grano duro
100 gr di farina 00
50 gr di semi di sesamo
100 gr di acqua
2 cucchiai di olio di oliva
1 cucchiaio di gomasio oppure 1 cucchiaino di sale fino

Amalgamate lentamente tutti gli ingredienti facendo attenzione a non incorporare tutta l'acqua, ma gradatamente (dipende da quanto è umido il vostro okara, da quanto lo avrete "strizzato" nel fare il latte di soia). Io ho impiegato 100 gr di acqua, a voi potrebbe occorrerne di meno o il contrario. Stendete l'impasto molto sottile che è molto elastico e non si attacca al matterello, su una teglia ricoperta di carta forno e tagliate con una rotella dando la forma che preferite. Bucate con i rebbi di una forchetta e infornate a infornate a 180° 10 minuti forno ventilato. Tirateli fuori dal forno e fateli raffreddare. (Ho notato che cuocerli di più li rende durissimi).

CAPRINO FRESCO
Fate mezzo kg di yogurt di capra così come siete abituati a farlo normalmente con la yogurtiera o come me senza yogurtiera, usando 500 ml di latte di capra UHT e 1 vasetto di yogurt di capra.  Se non avete tempo acquistate dello yogurt di capra già pronto.
Versate lo yogurt in un telo di lino a scolare per 12 ore (mettetelo sospeso sopra un contenitore e raccogliete il liquido che viene fuori). Raccogliete il formaggio che si sarà addensato nel telo e mettetelo in una terrina chiusa in frigorifero per 3 giorni al massimo. Potete consumarlo fin da subito. Il siero che è fuoriuscito non buttatelo via, potete utilizzarlo per fare tutte le preparazioni che richiedono latte o acqua, chiaramente vi consiglio in questo caso dato il sapore accentuato di utilizzarlo per preparazioni salate!

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29 aprile 2010

Paneer


Quando ero bambina avevo l'abitudine di camminare guardando a terra; ero sempre a caccia di tesori: monetine, vetro colorato, sassi, conchiglie sulla spiaggia, animali, insetti, fiori... niente rimaneva sulla strada tanto da diventare puntualmente il lavoro di mia madre: vuotare le tasche delle felpe e lavare le mie mani con tre passate di sapone. Cosa ne facessi di quel tesoro non lo ricordo affatto, forse era proprio lei a farlo sparire perchè la nostra casa vissuta in 5 era già troppo piena. Ricordo benissimo che questo atteggiamento mi accompagnò fino all'adolescenza piena, ma avevo un altro motivo: guardavo a terra per non incrociare lo sguardo della gente e a ciò aggiunsi pure il parlare da sola (cosa che ancora mi contraddistingue!!!!). Mi è ancora chiaro, guardavo la strada mentre la macinavo sotto i piedi e la scambiavo per una lavagna, un libro, un film continuo dove vedevo scritti, incisi, rappresentati, orchestrati i ricordi, i pensieri e i sogni in un vortice spaventosamente rumoroso tanto da assorbirmi totalmente. In questo mondo mi astraevo. Era una specie di terapeutica meditazione in movimento. Cambiai totalmente dopo l'università e le prime esperienze lavorative. Il contatto con la gente mi permise di assumere una buona consapevolezza di me e delle mie capacità, cosa che mi regalò un po' più di sicurezza. In quella sicurezza cominciai ben presto a sentirmi radicata tanto da desiderare il cielo, un po' d'aria per liberarmi da certe oppressioni della vita da adulto. Cominciai così a guardare in alto, con il naso all'insù e scoprii il cielo, la notte, la luce delle stelle, una luna sempre in movimento. Non so se a voi è  mai capitato, a me guardare quell'immensità fa sentire talmente umana e vulnerabile da ridimensionare ogni cosa, è come se riuscisse a fagocitare ogni spossatezza, ogni energia negativa.
Anche Viola ha scoperto il cielo. Ha un bellissimo libro sulla luna che le hanno regalato dei nostri preziosissimi amici. Ieri, scendendo dalla macchina quando era ormai notte, mi ha detto entusiasta: "mamma, nuna!". Era così grande da stupire, e anche se è sempre la stessa, ogni volta la magia di sapere che tornerà così bella mi fa gioire.

Al ricordo della luna piena e del primo stupore dalla mia piccina che inizia a parlare, un formaggio indiano da fare al volo!



PANEER
Ingredienti (3 persone)
Questa ricetta rende circa 300 gr di formaggio

1 litro di latte intero
3 cucchiai di succo di limone filtrato

Scaldate il latte in una pentola e quando sta per bollire (iniziate a vedere il crepitio del latte) spegnete il gas. Togliete dal fuoco e unite il succo di limone.

Mescolate  e aspettate tre quattro minuti quando il siero (liquido chiaro e trasparente) si separa dalla cagliata (grumi bianchi che formeranno il vostro formaggio). Fate raffreddare.
Filtratelo con un colino a maglie fitte o con una garza. A questo punto avete prodotto il Paneer con consistenza simile ad una ricotta. (aggiungete sale o erbe aromatiche e servite in tavola)
Se volete un paneer solido mettetelo in una formina bucata (come quelli delle ricottine) e pressate con le mani pulite per far uscire altro siero. Mettete un peso sulla formina e fate scolare per un paio d'ore.
Ora è pronto per essere consumato e se vi avanza tagliatelo a cubetti e mettetelo sott'olio!

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08 gennaio 2010

Caciotta al Montepulciano d'Abruzzo [Formaggio fatto e stagionato in casa aromatizzato al vino rosso]


L'ho appena detto ieri che durante le vacanze ho sperimentato tante nuove ricette. Tutti quelli che mi conoscono bene sanno che adoro più di ogni altra cosa panificare, fare gli impasti, impastare insomma. Negli ultimi mesi ho scoperto però la passione per il formaggio. Ne sono sempre stata golosa. Mia madre mi racconta che quando avevo l'età di Viola (da un anno in poi) non volevo mangiare mai nulla (...perchè non è così adesso? perchè ogni anno insieme ad un compleanno festeggio una taglia in più?). Così andavamo al mercato dove una vecchina ricurva sulla sua sedia vendeva solo delle formine di soffice e bianco formaggio fresco messo per bene in delle fuscelle di vimini. Poetico! Andavo matta solo per quello, finchè non mi prese un'indigestione con relativa intossicazione! L'intossicazione da lattosio mi prese anche durante gli anni da universitaria... evidentemente la lezione non mi è bastata. In realtà adesso con certe cose mi modero, assaggio senza eccedere, anche perchè nel fare ho scoperto che è ancora più bello condividere e regalare quello che ho realizzato! Ho fatto appena in tempo a fotografare queste belle formette che sono sparite, volate nelle case dei miei fan più vicini! Ah dimenticavo, quella formina tagliata naturalmente è andata a me come premio per l'impegno e la costanza, e poi come avrei potuto dirvi che è squisita?

Alla mia curiosità e ai miei progressi in cucina!

Ingredienti:
2 litri di latte di mucca (io ho usato quello crudo)
1 cucchiaio di caglio liquido
sale
1/2 litro di buon Montepulciano d'Abruzzo
INDISPENSABILE: UN TERMOMETRO DA LATTE
TRE FUSCELLE (tipo da piccola ricotta)

Se partite come me dal latte crudo: mettete in una pentola e portate a 38° senza smettere di girare. Aggiungere il caglio quando vedete che il termometro è a temperatura, spegnete il fuoco e continuate a mescolare per un minuto. Lasciate riposare 30 minuti.
A questo punto si sarà formato un grande budino nella pentola, la cagliata. Rompete la cagliata con un coltello facendo dei tagli incrociati in modo da ottenere dei quadrati di 5 cm. Dopo 10 minuti con la schiumarola effettua una seconda rottura rompendo la cagliata in grani della dimensione di una nocciola, sempre delicatamente.
Togli parte del siero (il liquido giallo)che affiora con un mestolo.
Prendi le fuscelle sterilizzate e riempile fino all'orlo con la cagliata.
Lascia sgocciolare le fuscelle in un piatto per 4 ore e in questo periodo elimina il siero che si forma alla base del piatto man mano che le fuscelle sgocciolano.
Durante queste 4 ore esegui un rivoltamento delle forme ogni ora, mantenendole sempre all'interno delle fuscelle. Trascorse 4 ore spargi il sale sulle forme lasciandole ancora nelle fuscelle.
Lascia i formaggi 24 ore nelle fuscelle, coprendo il piatto con la pellicola.
Estrai le forme dalle fuscelle e lasciale stagionare in frigo in un piatto per sei giorni, coprendole con la pellicola e avendo cura ogni giorno di rigirarle e di togliere ancora il siero che si forma nel piatto (pochissimo, ma comunque c'è)
A questo punto dopo 6 giorni avete un buonissimo formaggio stagionato in casa!

Ma per chi vuol provare ad assaggiare qualcosa di unico....
Mettete le forme in una terrina completamente coperte di vino: io ho usato il Montepulciano d'Abruzzo. Lasciatele a temperatura ambiente per 10 ore (girandole ogni tanto) e poi scolatele, buttate via il vino e rimettetele su un piatto coperte da pellicola in frigo ancora due giorni.

Ora offritele ai vostri ospiti... e fatemi sapere se è andato tutto bene!

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31 luglio 2009

Raviggiolo [fatto in casa]

In una delle biblioteche dove lavoro ho trovato un libro davvero speciale: Formaggio fai da te: istruzioni per produrre in casa un buon formaggio di Matilde Calandrelli e Donato Nicastro, ed. Caseus. E' un manuale molto dettagliato e le sue ricette sono davvero accattivanti. Ne ho scelta una, il raviggiolo, perchè volevo mettermi alla prova, una cena fresca estiva, un concentrato di latte per la mia piccina che ora può mangiare tutto! Prima di adoperarmi in questa nuova avventura culinaria ho dovuto però acquistare il 500simo attrezzo per la mia cucina: il termometro da latte. Ormai sembro un ristorante da quanti attrezzi ho, il guaio è, come dice Andrea, che li uso tutti e non riesco a separarmene. Ma che ci posso fare se il mio regno è la cucina? Ps: anche Viola sta sempre lì con me, vuol vedere ogni volta come preparo i suoi piatti perchè anche lei come noi comincia a mangiare prima con gli occhi!

Dopo tanti mesi di biberon di latte... un concentrato solido e fresco per i suoi dentini!

Raviggiolo fai da te

2 litri di latte alta qualità intero
2 cucchiaini di caglio (si acquista in farmacia)
1 cucchiaino scarso di sale
1 cucchiaio di yogurt naturale

INDISPENSABILE: un termometro da latte + fuscelle [4 o 5]

Versa il latte in una pentola e metti sul fuoco. Fai raggiungere una temperatura di 37° tenendo a portata di mano il termometro per controllare. Spegni il fuoco e aggiungi lo yogurt e mescola. Aggiungi ora il sale e il caglio. Lascia coagulare la massa per circa un'ora. Quando è coagulata, cioè sarà diventata come un budino, rompila in pezzi con un coltello tagliandola. Dopo cinque minuti con un mestolo riempi le fuscelle (sono ottime quelle piccole della ricotta che regalano al supermercato) con la cagliata (i pezzi che hai rotto tagliandoli con il coltello). Poni le fuscelle in un contenitore dai bordi alti e lascia sgocciolare il siero dalla cagliata per circa un'ora raccogliendolo.[Da questo si potrà fare la ricotta! prossima puntata!]
Ora le fuscelle saranno piene a metà!
Metti in frigo sempre mantenendo il formaggio nelle fuscelle, su un piatto fondo.
A questo punto il formaggio è pronto, puoi tenerlo in frigo al massimo per due giorni e ogni volta che noti del siero nel piatto provvedi ad allontanarlo.

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30 giugno 2009

Gelatine di vodka al salmone


Ogni volta che catalogo libri comincio a sognare. Il lavoro mi scivola veloce tra le mani come i pensieri in testa. Non ho tempo per leggerli, devo velocemente trarre i loro dati e inserirli nel sistema informatico. Non ho tempo per sentire la loro voce. Non ho tempo per ascoltare il fruscio delle loro pagine. Non posso rispondere al loro richiamo. Sono come le sirene di Ulisse. Devo correre, in fretta, di corsa, libri su libri,
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inventario,
correre,
un caffè,
lavorare a cottimo. Questo significa mettere tappi nelle orecchie e sognare di vivere tra le loro pagine, senza farne parte, senza lasciarsi andare alle loro storie. Questo significa guardare da lontano il mondo e ripromettersi di avere del tempo per cedere ogni tanto alle tentazioni. Ma il tempo non c'è mai, è volato di corsa, e ora devo ricominciare a correre, prendere il bus, tornare a casa, fare da mangiare, ridere, giocare, amare.

Salmone e vodka, sarà banale, ma catalogare libri in russo mi faceva gelare il cuore immaginando la magica S. Pietroburgo sotto la neve.

GELATINE DI VODKA AL SALMONE

100 gr di salmone fresco
6 fogli di colla di pesce (gelatina alimentare)
Vodka al limone
acqua
limone

Cuocete il salmone al vapore e fatelo raffreddare. Lasciate ammorbidire la gelatina in un po' d'acqua fredda. Strizzatela e fatela sciogliere in un pentolino con un po' di succo di limone e vodka. Allungatre il liquido con dell'altra vodka (un bicchierino) e un po' di acqua. Spezzettate il salmone e mettetelo nelle formine del ghiaccio. Versate il composto di vodka, limone, acqua e colla di pesce ancora caldo nelle formine e fate rapprendere in frigorifero finchè dopo tre ore potrete sformarle nei piatti, scegliendo magari di fare degli spiedini con gli spaghetti crudi!

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24 maggio 2009

Fiori di zucca ripieni



Fare il brodo vegetale ogni due giorni non è proprio piacevole, soprattutto se poi avanza tanta verdura bollita, ma per la mia piccina questo ed altro! In compenso andando al mercato per cercare delle zucchine piccole e fresche, ne ho trovate di bellissime con i loro fiori intatti! Amo il mercato rionale, e non preferisco andare all'ipermercato, anche se lì c'è più scelta, per via del rumore e della confusione che in genere da buona bibliotecaria tengo molto a distanza. Amo il silenzio, amo parlare con la gente a bassa voce (solo la mia risata rompe le regole...), amo ascoltare i miei pensieri, amo raccogliere quelle idee che mi balenano in un grande libro immaginario, un diario segreto, dal quale forse un giorno attingerò per realizzare almeno un altro sogno oltre tutti quelli che già fanno parte del mio quotidiano.

Fiori in cucina, ma non in un vaso...cosa c'è di meglio?

8 fiori di zucca
8 uova di quaglia
pane (3-4 fette)
olio
sale
prezzemolo

Togliete il pistillo ai fiori, sciacquateli delicatamente e lasciateli scolare. Fate rassodare le uova di quaglia e una volta fredde sgusciatele. Intanto sbriciolate il pane, unite il prezzemolo, l'olio, il sale e con un cucchiaino aiutatevi per riempire i fiori , prima di chiuderli girando un po' i petali aggiungete un uovo all'interno. Metteteli in una terrina e cospargeteli di briciole di pane, un filo di olio di oliva e infornateli a 180° per 10 minuti.

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